the observer
uno strumento primitivo di esplorazione

mereghetti dixit: i film peggio recensiti dal più famoso dizionario italiano del cinema.

il mereghetti è probabilmente il più famoso dizionario italiano del cinema. di seguito sono riportati i peggiori film che sono stati fino ad ora ritrovati tra le migliaia di recensioni descritte nel dizionario. solitamente sui film di serie b, paolo mereghetti non si sofferma con giudizi troppo critici, ma probabilmente, quando il film va oltre la naturale decenza, anche lui non ci vede più. tutte le recensioni riportate in questa pagina sono state prese da:
il mereghetti - dizionario dei film 2004
paolo mereghetti
baldini castoldi dalai editore

il mereghetti per ogni film riporta anche un giudizio critico sintetico con un numero di pallini () da uno (peggiore) a quattro (migliore) e con il temutissimo e rarissimo pallino bianco (), che indica le delusioni, ovvero i film "di quei registi la cui carriera faceva sperare qualcosa di meglio".

komodo
australia, 1999
voto:
mereghetti dixit: il solito gruppetto di umani se la deve vedere con gli enormi ed affamati varani dell'isola di komodo. nessuna invenzione per un filmetto da domenica pomeriggio: tensione, regia, personaggi ed effetti speciali (anche digitali) sono a livello zero. il ragazzino che deve superare il trauma della perdita dei genitori fa ridere e nell'imbarazzante finale sembra che la troupe si sia improvvisamente accorta di non avere più pellicola a disposizione

cattive ragazze
italia, 1992
voto:
mereghetti dixit: inseguito dalla sua ex complice, che pensa di essere stata tradita, un gigolo scappa per il venezuela in compagnia di una vogliosa divorziata, a sua volta inseguita dalla vendicativa ex suocera. scritto e diretto dall'esordiente ripa di meana e finanziato con uno scandaloso articolo 28, è un pasticciaccio insulso che può servire solo a capire cosa non è il cinema. i dialoghi sono volgari e cretini ("mi sei mancato come un mal di pancia con diarrea" o "non si cambia un uomo con un assorbente"), ma la recitazione è molto peggio. può concorrere al titolo di film più brutto della storia del cinema. e vincere.

scarlett diva
italia, 2000
voto:
mereghetti dixit: l'attrice anna battista, stanca del cinema italiano che le propone solo di spogliarsi, vuole esordire come regista. intanto assiste all'autodistruzione di una amica masochista, cerca illuminazioni da un ambiguo guru tossico e concepisce un figlio con un cantante rock australiano, con cui coltiva un romantico - e non corrisposto - amore a distanza. nell'esordio della figlia di dario argento manca lo scandalo promesso, malgrado gli immancabili nudi, e il maledettismo svacca presto nei buoni sentimenti. a parte la confezione (in video digitale) arrabattata, e le ospitate di gente che non sa bene cosa dire davanti all'obiettivo, tutto è edulcorato e mai eccessivo, con cascami di cattivo cinema e cattiva letteratura, e una banalissima colonna sonora.

luce dei miei occhi
italia, 2001
voto:
mereghetti dixit: innamorato di maria, una scontrosa madre single, l'autista antonio diventa il galoppino di saverio, lo strozzino con cui le è indebitata: conoscerà lo sfruttamento degli extracomunitari, ma anche il modo di aiutare la donna che ama. piccioni cerca di continuare sulla strada di "fuori dal mondo", ma tutto diventa maniera: la poetica della solitudine e della gente comune, la recitazione sottotono, lo scavo nei sentimenti inespressi. perchè i personaggi sono costruiti a tavolino (compreso il troppo comprensivo padrone di antonio) e lo spettatore non riesce ad affazionarvisi. i tocchi di attualità svelano la loro superficilità, quelli di poesia sono ripetitivi e ridondanti (la voce over di antonio che recita un romanzo di fantascienza come contrappunto alle vicende: pedante esplicitazione della natura aliena del personaggio, idealista in un mondo cinico). e su tutto grava un che di jettatorio e al tempo stesso dolciastro. le musiche di ludovico einaudi sono un tormento.

poi sarebbe da analizzare il caso di
lars von trier. nonostante sia uno dei più stimati registi, è chiaro come il mereghetti non sopporti nè lui, nè le sue idee, nè logicamente i suoi film. così, alcuni dei film del povero lars, considerati dai più capolavori, vengono puntualmente stroncati dal mereghetti. lo stesso mereghetti, alla presentazione dell'edizione 2004 del dizionario, ha definito lars von trier un "genio del marketing".

gli idioti
danimarca/francia/olanda/italia, 1998
voto:
mereghetti dixit: dei mattacchioni tardo-hippie fingono di essere handicappati e fanno buffi scherzi (mai troppo cattivi) ai borghesi: ma a prendere sul serio il gioco è solo la nuova arrivata karen, sconvolta per la perdita del figlio, che farà l'idiota anche di fronte alla famiglia esterefatta. un elogio dello scemo che è in noi? o un amici miei alla danese? abile friggitore d'aria, von trier (che per la prima volta mette in pratica i precetti estetici del suo manifesto dogma 95: macchina da presa a mano, luci naturali, nessuna simulazione, niente musica aggiunta) è riuscito ad incantare folle di critici timorosi di restare indietro rispetto alle sue provocazioni. che però l'edizione italiana ha arbitrariamente castrato di una sequenza hard, rendendo tutto più innoquo. il metodo von trier è comunque lo stesso di le onde del destino: ghigno e lacrimuccia, e follia (appunto) fasulla.

le onde del destino
danimarca/francia/olanda/svezia/norvegia, 1996
voto: 1/2
mereghetti dixit: nord della scozia: dopo che il marito jan è rimasto paralizzato in un incidente su una piattaforma petrolifera, la virginale bess, da lui istigata, si degrada come una prostituta, convincendosi che è l'unico modo per guarirlo. messa al bando dalla comunità dei bacchettoni locali, ma continuando a parlare con dio come don camillo, porterà la sua missione fino al sacrificio, anche se non potrà vedere gli effetti del miracolo. svolta nella carriera del cerebrale von trier, verso un cinema esplicitamente emozionale, che guarda alto e colpisce basso. convertitosi, pare, al cattolicesimo, von trier serve una prevedibile parabola sull'ambivalenza di peccato e purezza, colpa e redenzione, amore e sacrificio: ma non basta calcare le tinte e prendere alla lettera le metafore per cogliere il senso (e lo scandalo) del sacro. cinema ricattaorio, ambiguo, mortifero, cripto-machista e (almeno questo i suoi fan lo ammetteranno) un po' invasato e gratuito. perchè la fotografia di robby muller è sgranata e traballante? e a che scopo il racconto è interrotto da siparietti kitsch (realizzati con tecniche digitali) accompagnati da hit degli anni settanta?
 
minlab